Ricordo di Don Dante Bernini

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Ringrazio il Tavolo per la pace e gli altri organizzatori di questo evento per l’invito di oggi che ci permette di ricordare Don Dante Bernini, tra le persone più amate della comunità di Viterbo, per la quale si è speso con grande dedizione per tutta la sua vita.
Cento anni fa (il 20 aprile 1922) Don Dante Bernini nasceva a La Quercia (morto il 27 settembre 2019); nel corso della sua vita sono stati tanti i ruoli pubblici ricoperti e che spesso lo portavano ad allontanarsi dalla sua città: ordinato sacerdote il 12 agosto 1945, è stato emerito della diocesi di Albano, poi titolare di Assidona; nel suo lungo cammino di fede anche l’incarico di vescovo a Velletri e Segni; tra i suoi incarichi anche quello di presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Italiana e membro della “Comece'” (Commission des Episcopats de la Communaute’ Europeenne) un organismo internazionale della Chiesa cattolica volto a favorire pace e dialogo in Europa; è stato inoltre promotore di numerose iniziative di solidarietà per la realizzazione di scuole e strutture di assistenza sanitaria in Africa.
Ma, nonostante i tanti impegni, era qui il suo cuore. Dove tutti lo ricordano con stima e grande affetto. È stata una delle figure più significative della chiesa italiana, uno dei più importanti promotori della pace.
Nel secondo anniversario della sua scomparsa, non possiamo infatti non ricordare don Dante come un uomo di chiesa che amava stare tra la gente, per la quale si batteva promuovendo ideali giustizia, in difesa dei diritti di tutte le persone e in particolare dei più fragili, poveri, emarginati.

È stata una presenza preziosa e insostituibile in tante iniziative della città e i suoi insegnamenti sono stati una guida solida per tanti cittadini che in lui rivedevano un punto di riferimento. La sua capacità di ascoltare gli altri, lo faceva sentire vicino ai sofferenti che grazie al conforto delle sue parole si sentivano meno soli.
È stato un vero costruttore di pace, che di fronte alle differenze e incomprensioni mai si tirava indietro, ma piuttosto invitava al dialogo e al confronto. La sua grande forza era quella di credere nell’unicità e dignità umana, sostenendo il dialogo interreligioso, la fratellanza, la solidarietà fra tutti gli esseri umani.
Un modello per la sua sensibilità e attenzione dimostrate verso le minoranze, gli ultimi e i migranti. Tutti avevano un posto nei suoi pensieri, nel suo cuore.
Vi ringrazio pertanto per aver pensato a me nel giorno del suo ricordo a cento anni dalla nascita. Vorrei concludere soltanto aggiungendo che la voce di don Dante è ancora oggi una guida, un esempio a cui guardare per dare vita a una società aperta e solidale.

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Data e ora

10-05-2022
 

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